Il mio “Io Valgo”

Mi chiamo Antonio, ho 24 anni, e sto svolgendo il mio anno di servizio civile presso CasArcobaleno. Ho avuto la fortuna di essere selezionato immediatamente dopo aver completato gli studi, e avevo indicato questa struttura soprattutto per essere parte integrante del progetto “Io Valgo“.

Per chi non lo sapesse, “Io Valgo” è una scuola lasalliana della seconda opportunità, che nasce per combattere il fenomeno della dispersione scolastica, tristemente diffuso a Scampia e dintorni. C’è chi con sarcasmo l’ha definita una scuola elitaria: difatti partecipano al progetto solo ragazze e ragazzi bocciati almeno due volte e segnalati dai servizi sociali.

Il progetto mi interessava particolarmente per due motivi: innanzitutto perché ho a cuore le tematiche riguardanti le periferie e la marginalità da un po’ di anni a questa parte e lavorare a CasArcobaleno ti permette di vivere la quotidianità di Scampia, “luogo di confine” per eccellenza; inoltre, avendo da sempre come obiettivo quello di diventare insegnante ed educatore, “Io Valgo” mi avrebbe dato la possibilità concreta di imparare e di testarmi in questo campo, conscio di relazionarmi con ragazzi provenienti da situazioni difficili.

L’impatto con “la classe” è stato sicuramente forte: ragazze e ragazzi varcano la porta di CasArcobaleno stufi dello studio, degli insegnanti, della scuola come istituzione in generale; non credono in sé stessi, presumono di essere incapaci di fare qualsiasi cosa; e infine, trovandosi alla soglia dell’adolescenza, vivono quel naturale periodo del “rifiuto dell’autorità” tipico di quest’età.

Dopo un breve periodo di conoscenza, ho capito che i “muri” da abbattere erano tre: innanzitutto quello della diffidenza nei confronti della figura dell’insegnante o dell’adulto in generale, cercando quindi di creare un legame sano e saldo con i ragazzi, conquistando la loro fiducia; successivamente cercare di suscitare in loro dell’interesse, scacciando via l’indifferenza nei confronti di qualsiasi cosa, cogliendo ogni occasione per stimolare la loro curiosità e i loro ragionamenti; e infine, punto più importante a mio avviso, fargli recuperare la fiducia in sé stessi e l’autostima, facendogli abbandonare definitivamente l’idea di essere incapaci, puntando a fargli affermare con sicurezza “Io Valgo”!

Ovviamente, non si tratta di un lavoro semplice: i ragazzi e le ragazze provengono da ambienti che gli hanno inculcato, consciamente o inconsciamente, determinati schemi mentali, determinati pregiudizi, modalità di pensiero ben rigide, le quali risultano difficilissime da estirpare e che scontrandosi con chi cerca di fare il loro bene, possono creare delle naturali incomprensioni, le quali, per fortuna, vengono sempre agilmente superate, grazie al rapporto affettivo che si viene a creare reciprocamente.

Chiudo con una riflessione: ultimamente si è parlato diffusamente di violenza tra i minori e di baby gang. Una delle reazioni più diffuse al riguardo è quella che tende a colpevolizzare in toto i ragazzi. Reazione che ha un suo senso, una sua logica, seppur troppo elementare: individuo un problema, individuo chi crea quel problema e lo colpevolizzo. Dovremmo invece a mio parere scavare più a fondo, ragionare sulle situazioni che questi ragazzi vivono fin dalla più tenera infanzia, capire quale ambiente li ha formati e cresciuti, abbozzare quale personalissima morale vige tra loro. E alla fine di questo percorso, ci renderemo conto che loro altro non sono che delle vittime e in quanto tali cercare di aiutarli, ponendogli delle concrete alternative: materiali, intellettuali, affettive.

In sintesi, è questa l’essenza di “Io Valgo”: un percorso che tenta di presentare ai ragazzi una nuova immagine di sé, in cui “potenzialità”, “fiducia” e “legame” sono le parole chiave.

E, personalmente, è un vero piacere farne parte.

Antonio Aino

 

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