Riflessioni degli studenti del De Merode

Anche quest’estate abbiamo ospitato per qualche giorno gli studenti del “Collegio San Giuseppe – Istituto De Merode”, istituto lasalliano di Roma. Ragazzi e ragazze raggiungono Scampia per vivere un’esperienza di volontariato e comunità in un ambiente completamente diverso da quello di tutti i giorni.

Come sempre, abbiamo chiesto ai ragazzi di lasciare una piccola testimonianza scritta di quella che è stata la loro esperienza, e anche questa volta le loro parole ci hanno molto colpiti. Ringraziandoli di cuore, riportiamo alcuni frammenti delle loro testimonianze.

“Ogni volta Scampia è sempre una scoperta. Nulla è mai uguale, immutato o invariato. Niente si ripete. Le emozioni sono sempre nuove e aumentano di intensità di volta in volta, come se noi fossimo tante piccole candele e questa Madre amorevole che è il quartiere e l’esperienza stessa fomentasse la fiammella incitandola a svilupparsi alta, forte e brillante”.

“In questo luogo di abbandonati sono stata accolta, amata, e guarita. Pensavo di essere io il buon samaritano venuto in aiuto del più debole, quando il realtà ero io che dovevo essere guarita, erano le mie ferite quelle da sanare”.

“Con i bambini ROM della Station School ho imparato a scrivere la lettera “A” nel mio cuore seguita da una M, una O, una R e una E: AMORE. Come sempre, loro mi hanno insegnato cosa significa”.

“Ho scoperto che la semplicità può essere risorsa, ricchezza e bellezza. La fatica è vinta dalla disponibilità ad amare, dall’energia e dal desiderio di incontrare l’altro e collaborare in e per un’attività costruttiva”.

“Sono qui ancora una volta per trovare pace per me stessa, perché tutto qui ha un effetto amplificato su di me. Questi giorni sono stati la conferma di cui avevo davvero bisogno. Ho compreso meglio così il perché Francesco dopo anni sia tornato qui: per sentirsi a casa amato e pronto ad amare”.

“Mi stavo svuotando, leggendo un foglio appeso al muro ho realizzato che stavo perdendo la voce e la mia voglia di fare sempre qualcosa di nuovo. Questo posto mi ha dato come dei nuovi occhi e non voglio più vedere il mondo come lo vedevo prima”.

Quello che mi ha colpito di più in questa settimana è stata la gioia con la quale i ragazzi di questo quartiere affrontano la giornata, infatti, osservandoli, vedo che riescono a divertirsi con poco, anzi, molto spesso ci hanno aiutato a lavorare per stare più tempo con noi”.

Ho realizzato che nonostante le situazioni critiche di alcuni di loro, tutti fanno il loro dovere, e lo fanno alla grande, alla fine sono tutti bambini che per quelle poche ore della giornata che posso in CasArcobaleno, sono uguali ai bambini della della famiglia reale inglese e a quelli delle baraccopoli. perché anche se il mezzo è diverso, tutti si divertono allo stesso modo, tutti hanno lo stesso sorriso. Sono fiera di poter dire che un bambino di Scampia, almeno quando gioca, dà la stessa gioia di un altro ragazzo qualsiasi, e sono contenta di essere tornata quest’anno per aiutarli, almeno per queste poche ore a tornare bambini normali”.

L’esperienza alla Station School è stata quella che mi ha colpito più di tutti: avevo moltissimi pregiudizi nei loro confronti e anche se all’inizio mi sono trovata un po’ in difficoltà, mi sono lasciata andare: i bambini mi hanno abbracciata e baciata come farebbe una qualsiasi persona che conosco da una vita. Mi sono sentita bene con me stessa e felice di trovarmi lì”.

Grazie ai giorni passati qui ho imparato anche che i pregiudizi possono essere superati; che siano nei confronti di una comunità o di una persona in particolare, il trucco è evitare che questi siano d’intralcio tra te e la distruzione dei muro che hai costruito. Così ho conosciuto delle persone fantastiche, che nascoste tra i corridoi di scuola non avrei mai notato”.

Scampia non si può spiegare, bisogna viverla. Non è un’esperienza, non è un’emozione, neppure un luogo: è qualcosa che ti entra dentro fino ad occupare ogni centimetro del tuo corpo”. 

Ho distrutto la scatola dello studente di una scuola prestigiosa, che non si sporca le mani, e ho visto con i miei occhi una delle tante realtà del mondo. Scampia mi ha aperto gli occhi. Occhi umidi, perché oramai conscio del dislivello di agiatezza. Mentre alcuni di noi ritengono lo studio superfluo, perché hanno sempre dato la scuola per scontata, i ragazzi di Scampia, rom e non, sono assetati di sapere. Sono grati di quel che hanno e vivono col sorriso stampato in faccia. Sceso dal treno i volti di Merlino Christian e di tutti i ragazzini che ho incontrato qui, saranno ben impressi nella mia mente, e, ogni volta che chiuderò gli occhi, ricorderò i loro volti sorridenti. Io li ho immaginati come dei fiori che crescono tra l’asfalto di Scampia, perché porteranno la primavera in questo quartiere. In questa mezza settimana ho conosciuto il mondo e ho deciso di volerlo cambiare”.

“La domanda principale che penso mi porrò alla fine di questa esperienza una volta tornato a Roma sarà: cosa è per me Scampia? Sarò lieto e soddisfatto nel rispondere che per me Scampia è casa”.

 

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